Pubblicato il Maggio 16, 2024

Scegliere il biocarburante giusto non è un problema di ‘se’, ma di ‘quale’ e ‘quando’. HVO offre la massima compatibilità, il Biogas l’accesso alle ZTL, e il B100 un’opzione a filiera corta, ma ognuno ha impatti diversi su costi e manutenzione.

  • L’HVO è un diesel sintetico ‘drop-in’ che abbatte le emissioni, ma ha un costo superiore.
  • Il Biometano (Bio-CNG/GNL) è la chiave per l’accesso alle aree urbane con restrizioni, ma richiede investimenti infrastrutturali.
  • Il B100 (colza) è una soluzione locale ma esige veicoli compatibili e una manutenzione attenta.

Raccomandazione: La scelta ideale dipende da un’analisi pragmatica della tua flotta esistente, dei percorsi e degli incentivi disponibili come i Certificati Bianchi (TEE).

Per un gestore di flotte, la pressione per la decarbonizzazione è ormai una realtà quotidiana. Tra normative sempre più stringenti, Zone a Traffico Limitato (ZTL) invalicabili e una crescente sensibilità ambientale dei clienti, l’era del diesel tradizionale sta tramontando. Molti pensano che l’unica via sia l’elettrificazione totale, un percorso costoso e complesso che richiede la sostituzione dell’intero parco mezzi e la creazione di nuove infrastrutture di ricarica. Questo approccio, sebbene valido a lungo termine, non risponde all’urgenza di agire oggi, con i veicoli che già possiedi.

E se la vera strategia vincente, almeno nel breve e medio termine, non fosse stravolgere tutto, ma ottimizzare l’esistente? La chiave risiede nei cosiddetti biocarburanti “drop-in”, alternative immediate che possono alimentare i tuoi motori diesel attuali con poche o nessuna modifica. La questione non è più “se” passare a un carburante alternativo, ma quale scegliere in base a una matrice decisionale pragmatica che consideri compatibilità, costi, manutenzione e vantaggi operativi.

Questo articolo non ti parlerà di un futuro lontano, ma di decisioni che puoi prendere domani mattina. Analizzeremo in modo comparativo le tre principali opzioni disponibili – B100, HVO e Biogas – per fornirti un quadro chiaro e operativo. L’obiettivo è trasformare un obbligo normativo in un’opportunità strategica, riducendo da subito le emissioni e migliorando l’efficienza della tua flotta senza doverla rottamare.

In questa guida completa, esploreremo i pro e i contro di ogni soluzione, le normative da rispettare e gli incentivi economici a cui puoi accedere. Un percorso strutturato per aiutarti a navigare nel complesso mondo dei carburanti alternativi e a definire la rotta migliore per la tua azienda.

Avantages et inconvénients du 100% colza français (circuit court vs maintenance) ?

Il B100, un biodiesel composto al 100% da estere metilico di acidi grassi (FAME), tipicamente derivato dall’olio di colza, rappresenta una delle prime alternative storiche al diesel fossile. Il suo principale vantaggio risiede nel potenziale di una filiera corta e tracciabile, soprattutto in contesti agricoli come quello francese o del nord Italia. Questo si traduce in una maggiore indipendenza geopolitica e in un sostegno all’economia locale. Dal punto di vista ambientale, il suo potenziale è notevole: alcuni studi indicano una riduzione fino al 90% delle emissioni di CO2 nel ciclo vita (well-to-wheel) rispetto al gasolio tradizionale.

Tuttavia, il B100 non è una soluzione “plug-and-play”. Il suo principale svantaggio è la compatibilità limitata. A differenza di altri biocarburanti, richiede veicoli specificamente omologati “B100”. La sua natura chimica più aggressiva rispetto al diesel può corrodere guarnizioni e tubazioni in gomma non adatte, richiedendo materiali specifici come il Viton. Inoltre, ha una minore stabilità all’ossidazione e tende ad assorbire più acqua, il che aumenta il rischio di proliferazione batterica e di intasamento dei filtri, specialmente con lo stoccaggio prolungato o a basse temperature. Questo implica una manutenzione più rigorosa e costi operativi aggiuntivi che devono essere attentamente valutati nel calcolo del Costo Totale di Esercizio (TCO).

Prima di considerare il B100, è quindi fondamentale una verifica scrupolosa della compatibilità della propria flotta. Non basta una generica approvazione “biodiesel”, ma è necessaria l’esplicita omologazione del costruttore.

Piano di verifica per la compatibilità B100:

  1. Verifica del libretto: Controllare la presenza della specifica B100 nel libretto di uso e manutenzione del veicolo.
  2. Controllo omologazione: Assicurarsi che il veicolo sia esplicitamente omologato B100, una caratteristica quasi esclusiva di mezzi pesanti o agricoli.
  3. Analisi dei materiali: Verificare con il costruttore se sono stati modificati i materiali di tubazioni e guarnizioni per resistere agli esteri metilici.
  4. Conferma del costruttore: Ottenere una conferma scritta e ufficiale dal costruttore del veicolo riguardo la piena compatibilità con il B100.
  5. Monitoraggio dei filtri: Pianificare un programma di manutenzione che includa controlli e sostituzioni più frequenti dei filtri del carburante, specialmente nei primi mesi di utilizzo.

Huile végétale hydrotraitée : pourquoi est-ce le diesel de synthèse parfait (mais cher) ?

L’HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) si sta affermando come l’alternativa più promettente e tecnologicamente avanzata al diesel. Prodotto attraverso un processo di idrotrattamento di oli vegetali di scarto, grassi animali o oli da cucina usati, l’HVO è chimicamente quasi identico al gasolio tradizionale. Questa caratteristica lo rende un perfetto carburante “drop-in”: può essere usato puro (HVO100) o miscelato in qualsiasi percentuale con il diesel senza richiedere alcuna modifica ai motori o alle infrastrutture di stoccaggio esistenti, a patto che i veicoli siano omologati secondo la normativa EN15940 (carburanti XTL), come la maggior parte dei mezzi pesanti Euro 6.

I vantaggi tecnici sono innegabili. L’HVO possiede un numero di cetano molto più elevato (70-90 contro i 51 del diesel), che garantisce una combustione più pulita ed efficiente, riducendo le emissioni di particolato (PM), ossidi di azoto (NOx) e monossido di carbonio (CO). È inoltre privo di zolfo e composti aromatici, dannosi per la salute e per i sistemi di post-trattamento dei gas di scarico. Come altri biocarburanti avanzati, può portare a una riduzione delle emissioni di CO2 “well-to-wheel” fino al 90%.

Vista aerea di bioraffineria moderna con serbatoi di stoccaggio e impianti di idrogenazione

Il rovescio della medaglia è il costo. Il complesso processo di produzione rende l’HVO significativamente più caro del diesel fossile e anche di altri biocarburanti. Questo “sovrapprezzo verde” rappresenta oggi la principale barriera alla sua adozione su larga scala, sebbene possa essere parzialmente mitigato da incentivi fiscali e dai minori costi di manutenzione legati a un motore più pulito.

Il seguente confronto, basato su un’analisi comparativa dei parametri chiave, illustra chiaramente la superiorità tecnica dell’HVO.

Confronto tra HVO e Diesel tradizionale
Parametro HVO Diesel tradizionale
Numero di cetano 70-90 51 minimo
Riduzione CO2 (ciclo vita) Fino al 90% 0%
Contenuto di zolfo Assente Presente
Aromatici Assenti Presenti
Consumo +2-3% (densità inferiore) Riferimento
Compatibilità Veicoli XTL/EN15940 Tutti i diesel

Studio di caso: L’HVOlution di ENI nelle flotte aeroportuali

L’HVOlution di ENI, composto al 100% da HVO puro, è già stato utilizzato con successo da diversi clienti in veicoli per la logistica e per la movimentazione dei passeggeri a ridotta mobilità in ambito aeroportuale. Le bioraffinerie di Venezia e Gela, riconvertite e “palm oil free” dal 2022, utilizzano la tecnologia Ecofining per trattare materie prime vegetali di scarto e oli non edibili. Questo dimostra la fattibilità e l’efficacia della soluzione in contesti operativi intensivi.

Crit’Air 1 : le gaz est-il la seule solution pour entrer dans les centres-villes en thermique ?

Con l’inasprirsi delle restrizioni alla circolazione nei centri urbani (le ZTL in Italia, ZFE in Francia), la classe di emissione del veicolo è diventata un fattore critico. Per i mezzi pesanti, l’accesso a queste aree è spesso precluso ai diesel, anche i più moderni. In questo scenario, il biometano (in forma compressa, Bio-CNG, o liquida, Bio-GNL) emerge come la soluzione termica più efficace per garantire la continuità operativa. I veicoli a gas, infatti, beneficiano di classificazioni ambientali vantaggiose (come Crit’Air 1 in Francia) che consentono l’accesso dove altri sono banditi.

Il biometano è chimicamente identico al metano fossile ma viene prodotto da fonti rinnovabili come rifiuti organici, scarti agricoli o fanghi di depurazione. Questo non solo garantisce una drastica riduzione delle emissioni di CO2 nel ciclo di vita, ma azzera quasi completamente quelle di particolato e riduce significativamente gli NOx. L’Italia, in questo, gioca un ruolo da protagonista, essendo già oggi uno dei più importanti produttori di biogas al mondo, con una filiera matura e in espansione. Questo garantisce una buona disponibilità del carburante su tutto il territorio nazionale.

L’ostacolo principale all’adozione del gas è l’investimento iniziale. A differenza delle soluzioni “drop-in” come l’HVO, il passaggio al biometano richiede l’acquisto di veicoli nuovi, specificamente progettati per l’alimentazione a gas. Inoltre, se si opta per una stazione di rifornimento privata, i costi e la complessità impiantistica per il gas compresso (CNG) o criogenico (GNL) sono decisamente superiori a quelli per i carburanti liquidi. È una scelta strategica che va ponderata in base ai percorsi abituali della flotta: se una parte significativa delle consegne avviene nei centri storici, il premium price per un camion a biometano può essere rapidamente ammortizzato dalla garanzia di accesso e dalla continuità del servizio.

I biocarburanti non devono sostituire interamente i consumi attuali di quelli tradizionali, ma contribuire per circa un terzo alle esigenze di trasporto su strada, a fianco di altre soluzioni.

– Giuseppe Ricci, Quattroruote – Intervista su carburanti alternativi

L’erreur de choisir des biocarburants de première génération controversés

Nel percorso verso la decarbonizzazione, non tutti i biocarburanti sono uguali. Un errore strategico che un gestore di flotta deve assolutamente evitare è affidarsi a biocarburanti di prima generazione, ovvero quelli prodotti da colture alimentari come olio di palma, soia, mais o canna da zucchero. Sebbene possano apparire come una soluzione “verde” a prima vista, questi carburanti portano con sé pesanti controversie etiche e ambientali, legate alla deforestazione, alla perdita di biodiversità e alla competizione con la produzione di cibo (il cosiddetto dilemma “food vs. fuel”).

Oltre all’impatto indiretto, l’analisi completa del ciclo di vita (“well-to-wheel”) di questi carburanti rivela spesso un bilancio di CO2 deludente. La coltivazione intensiva, l’uso di fertilizzanti e il cambio di uso del suolo possono portare a emissioni complessive addirittura superiori a quelle del diesel fossile che intendono sostituire. La vigilanza su queste tematiche è sempre più alta, sia da parte dei consumatori che delle autorità.

Composizione divisa mostrando campi agricoli e impianto di recupero scarti

La scelta strategica corretta è orientarsi esclusivamente verso biocarburanti di seconda o terza generazione (avanzati), come l’HVO o il biometano prodotti da rifiuti, residui agricoli e forestali, o alghe. Per tutelarsi, è fondamentale richiedere ai fornitori certificazioni di sostenibilità riconosciute a livello europeo, come la ISCC (International Sustainability and Carbon Certification), e una documentazione chiara sulla tracciabilità delle materie prime, in conformità con la Direttiva europea sulle Energie Rinnovabili (RED II).

Il caso Eni “Diesel+”: la prima multa per greenwashing in Italia

Nel 2020, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto a ENI una sanzione di 5 milioni di euro per pubblicità ingannevole relativa al suo “Diesel+”, presentato come un prodotto “green” grazie a una componente di biocarburante (all’epoca derivato da olio di palma). L’Autorità ha stabilito che la comunicazione enfatizzava i benefici ambientali in modo sproporzionato e ingannevole. Questo caso storico evidenzia i rischi reputazionali e legali associati a una comunicazione non trasparente sulla reale sostenibilità dei carburanti.

Station privative : quelles contraintes pour stocker son propre biocarburant ?

L’installazione di una stazione di rifornimento privata è una scelta strategica per molte flotte, poiché garantisce il controllo sulla qualità del carburante, prezzi di acquisto all’ingrosso più vantaggiosi e una maggiore efficienza operativa. Quando si passa ai biocarburanti, questa opzione rimane valida, ma è necessario considerare alcune contraintes specifiche a seconda del carburante scelto. La buona notizia è che le due principali bioraffinerie italiane hanno una capacità produttiva a regime di circa 1 milione di tonnellate, assicurando una fornitura nazionale stabile.

Per carburanti liquidi “drop-in” come l’HVO o lo stesso B100, le infrastrutture di stoccaggio sono molto simili a quelle del diesel tradizionale. Si utilizzano cisterne standard, conformi alle normative per i carburanti liquidi. Tuttavia, è richiesta una manutenzione leggermente più attenta per prevenire la formazione di alghe e la contaminazione da acqua, problemi a cui i biodiesel sono più sensibili. Un sistema di filtrazione efficace e controlli periodici del fondo della cisterna diventano quindi essenziali.

Il discorso cambia radicalmente per il biometano. Per il Bio-CNG (gas compresso), è necessario un impianto di compressione che porta il gas a pressioni elevate (oltre 200 bar), con tutti i requisiti di sicurezza che ne derivano. Per il Bio-GNL (gas liquefatto), la sfida è ancora maggiore: il gas deve essere stoccato in serbatoi criogenici a temperature bassissime (circa -162°C), il che richiede sistemi di raffreddamento continui, materiali speciali e personale formato per la gestione di fluidi criogenici. L’investimento iniziale e la complessità gestionale sono quindi ordini di grandezza superiori rispetto ai carburanti liquidi.

La scelta dell’infrastruttura di stoccaggio dipende quindi direttamente dal tipo di biocarburante prescelto e rappresenta una voce di costo fondamentale nella pianificazione della transizione.

Il seguente quadro, basato su un’analisi dei requisiti tecnici, riassume le principali differenze.

Confronto dei requisiti di stoccaggio per carburanti alternativi
Carburante Tipo stoccaggio Requisiti sicurezza Manutenzione specifica
HVO/B100 Cisterna similare al diesel Standard EN per carburanti liquidi Controllo alghe, filtrazione acqua
Bio-CNG Impianto compressione Normative gas compressi Controlli pressione periodici
Bio-GNL Serbatoio criogenico Gestione fluidi criogenici Sistema raffreddamento continuo

Certificats d’Économie d’Énergie (CEE) : comment se faire payer pour polluer meno ?

La transizione verso carburanti più sostenibili comporta un investimento. Fortunatamente, esistono meccanismi di incentivazione pensati proprio per supportare le aziende in questo percorso. Il più importante in Italia è quello dei Certificati Bianchi, noti anche come Titoli di Efficienza Energetica (TEE). Si tratta di titoli negoziabili che certificano il conseguimento di un risparmio di energia primaria. In pratica, per ogni Tonnellata Equivalente di Petrolio (TEP) risparmiata grazie a un intervento di efficientamento, viene riconosciuto un certificato, che può poi essere venduto sul mercato gestito dal GME (Gestore dei Mercati Energetici) o tramite contrattazioni bilaterali.

Il settore dei trasporti è pienamente ammissibile a questo schema. Interventi come l’acquisto di flotte alimentate a biocarburanti, la sostituzione di motori con modelli più efficienti o persino l’ottimizzazione aerodinamica dei veicoli possono generare TEE. Il valore di un certificato è significativo (attualmente si aggira intorno ai 260€/TEE), trasformando un costo in una fonte di ricavo che contribuisce a ridurre il tempo di ammortamento dell’investimento. Solo per dare un’idea della portata del meccanismo, il GSE ha emesso 1.331.385 TEE per progetti di Cogenerazione ad Alto Rendimento nel 2024, dimostrando la vitalità del sistema.

Accedere a questi incentivi richiede però una procedura strutturata e una documentazione precisa. Il progetto deve essere presentato al GSE prima della sua realizzazione e deve garantire un risparmio minimo (tipicamente 5 o 10 TEP). Per navigare la complessità burocratica e tecnica, è spesso consigliabile affidarsi a una ESCo (Energy Service Company) accreditata, che può gestire l’intero processo, dalla presentazione del progetto alla certificazione dei risparmi e alla valorizzazione dei titoli.

  • Identificare gli interventi ammissibili: Acquisto di veicoli a biometano o HVO, installazione di kit per l’ottimizzazione dei consumi.
  • Calcolare il risparmio energetico: Stimare il risparmio atteso in TEP per verificare il raggiungimento della soglia minima.
  • Presentare il progetto al GSE: Utilizzare il portale dedicato PRIMA di avviare l’investimento.
  • Implementare un sistema di monitoraggio: Misurare e certificare i consumi ex-post per dimostrare il risparmio effettivo.
  • Valorizzare i TEE: Vendere i certificati ottenuti sul mercato GME o tramite accordi con i soggetti obbligati.

ZFE et interdictions : le calendrier légal pour ne plus pouvoir rouler en diesel

La spinta verso i biocarburanti non è solo una questione di coscienza ambientale, ma sempre più un’impellente necessità normativa. Le amministrazioni comunali, soprattutto nelle grandi aree metropolitane del Nord Italia come Milano (Area B e C) e il bacino padano, stanno progressivamente inasprendo le regole di accesso per i veicoli più inquinanti. Il calendario delle restrizioni è in continua evoluzione, ma la direzione è chiara: i veicoli diesel, anche Euro 5 e in prospettiva Euro 6, saranno progressivamente banditi dai centri urbani.

Ignorare questo trend significa rischiare di vedere una parte significativa della propria flotta diventare inutilizzabile per le consegne “last mile”, con un conseguente danno economico e operativo. Agire d’anticipo, pianificando la transizione verso carburanti a basso impatto come HVO o biometano, non è più un’opzione, ma una mossa strategica per la sopravvivenza del business. Una flotta “ZTL-proof” diventa un vantaggio competitivo, garantendo l’accesso privilegiato ai centri città e assicurando la continuità del servizio ai clienti.

È importante, tuttavia, avere una visione realistica. Anche i biocarburanti avanzati non sono la soluzione per l’intero parco circolante. Secondo stime di associazioni ambientaliste, l’uso in purezza di biocarburanti avanzati potrebbe coprire al massimo circa il 5% del parco circolante italiano, equivalente a 1,9 milioni di veicoli. Questo indica che la decarbonizzazione richiederà un mix di soluzioni, inclusa l’elettrificazione e l’ottimizzazione logistica. Ma per la flotta diesel esistente, l’adozione di biocarburanti è la leva più rapida ed efficace per rispondere alle scadenze normative imminenti.

Il nuovo decreto sui Certificati Bianchi (TEE) stabilisce inoltre obiettivi crescenti fino al 2030, con un incremento del 109% rispetto al 2025. Questo forte segnale politico indica che gli investimenti nell’efficienza energetica e nei carburanti alternativi saranno sempre più incentivati e necessari per rispettare gli impegni nazionali di decarbonizzazione. Rimanere fermi, confidando nel diesel, è una strategia destinata al fallimento.

Da ricordare

  • La scelta del biocarburante non è universale, ma dipende da un’analisi pragmatica di flotta, percorsi e budget.
  • L’HVO è la soluzione “drop-in” tecnicamente superiore, ma il suo costo è la barriera principale; il biometano garantisce l’accesso alle ZTL ma richiede veicoli nuovi.
  • Evitare i biocarburanti di prima generazione (es. da olio di palma) è cruciale per non incorrere in rischi di greenwashing e danni reputazionali.

Objectif Net Zero : comment diviser par deux les émissions de CO2 de votre flotte d’ici 2030 ?

Raggiungere l’obiettivo “Net Zero” può sembrare un’impresa monumentale, ma è il risultato di una serie di decisioni strategiche e operative. La chiave non è una singola soluzione magica, ma la creazione di un portafoglio di azioni diversificate. La scelta del giusto mix di biocarburanti – HVO per la compatibilità, biometano per l’accesso urbano – è il primo, fondamentale passo per abbattere da subito le emissioni dei veicoli esistenti. Come evidenziato dal rapporto ENEA, le misure di efficienza hanno già portato a una riduzione di oltre 3,6 Mtep dei consumi energetici in Italia, dimostrando l’enorme potenziale di un approccio proattivo.

Tuttavia, il carburante è solo una parte dell’equazione. Per dimezzare le emissioni entro il 2030, è necessario integrare questa transizione con altre strategie di efficientamento. L’ottimizzazione delle rotte tramite software avanzati, la formazione degli autisti a uno stile di guida più parsimonioso (“ecodriving”), la manutenzione predittiva dei veicoli e il miglioramento dell’aerodinamica sono tutte leve che, sommate, possono generare risparmi di carburante e di emissioni nell’ordine del 10-15%.

Centro di controllo flotta con schermi mostranti grafici e mappe

Infine, un piano di decarbonizzazione efficace deve essere misurabile. L’implementazione di sistemi di telemetria e di dashboard per il monitoraggio in tempo reale dei consumi e delle emissioni per singolo veicolo è cruciale. Solo misurando si può migliorare. Questi dati non solo permettono di certificare i risparmi per ottenere i Certificati Bianchi, ma forniscono anche insight preziosi per affinare continuamente la strategia e identificare le aree di maggiore inefficienza. La decarbonizzazione non è un traguardo, ma un processo di miglioramento continuo.

Per tradurre questi concetti in un piano d’azione concreto, il passo successivo è avviare un’analisi personalizzata della tua flotta per identificare la soluzione di biocarburante con il miglior ritorno sull’investimento.

Domande frequenti sulla decarbonizzazione delle flotte

Quale riduzione di CO2 è realmente ottenibile con l’HVO?

La riduzione può arrivare fino al 90% nel calcolo complessivo delle emissioni di CO2 (well-to-wheel), considerando che la combustione emette lo stesso carbonio precedentemente assorbito dalla biomassa utilizzata come materia prima.

È necessario modificare i veicoli per usare biocarburanti?

Per l’HVO non servono modifiche sui veicoli diesel Euro 6 e alcuni Euro 5 certificati XTL/EN15940. Il B100 richiede invece veicoli specificamente omologati, principalmente mezzi pesanti o agricoli.

Come si calcolano le emissioni Well-to-Wheel?

Il calcolo Well-to-Wheel (dal pozzo alla ruota) include l’intera filiera: produzione del carburante, trasporto, eventuale coltivazione della materia prima e combustione finale, non solo le emissioni allo scarico del veicolo.

Scritto da Alessandro Ferrari, Laureato in Architettura del Paesaggio all'Università di Genova, Alessandro progetta giardini e terrazzi urbani da oltre 10 anni. Unisce la conoscenza botanica alla progettazione architettonica per creare oasi verdi funzionali. È specializzato in soluzioni per balconi piccoli e giardini a bassa manutenzione.